- CivOnLine.it - Notizie su Tolfa e Allumiere del 22/07/02 -

Tolfa. Intervista con l’artista norvegese, protagonista fino al 27 della mostra a Palazzo Buttaoni, costretto su una sedia a rotelle.

Ivar Jørdre, pittore della solitudine

TOLFA - Un’arte che è frutto di molteplici influenze, un’arte che è figlia della sua condizione di svantaggio.- E’ l’arte di lvar Jørdre, pittore norvegese che fino a sabato 27 esporrà tredici delle sue opere a Palazzo Buttaoni.

Incontrarlo è un’emozione senza dubbio particolare, l’emozione di avere di fronte un uomo che ha viaggiato, studiato e imparato a dipingere nonostante la vita lo abbia costretto su una sedia a rotelle.

«All’età di otto anni», racconta in un italiano incerto ma efficace, «iniziai a disegnare. Quando a scuola i miei compagni uscivano per godersi la ricreazione all’aria aperta, io rimanevo in classe con dei pastelli in mano ed un foglio di carta sul banco. La passione in me è cresciuta, disegnare mi è piaciuto sin da subito».

Immaginava di diventare un artista?

No, non lo immaginavo. Soltanto sul finire degli anni Settanta, forse inizio anni Ottanta, ho capito che la pittura era la strada che dovevo percorrere. Ho studiato per un anno ad una scuola d’arte a Bergen, la seconda città della Norvegia dopo Oslo, e proprio a Bergen ho esposto per la prima volta i miei quadri. A Bergen sono tornato negli anni Novanta per frequentare l’Università e approfondire così le mie conoscenze di arte greco-romana e di archeologia. Ho fatto due anni di master in archeologia classica.

L’Università ha bloccato la sua produzione pittorica?

Purtroppo sì, avevo minor tempo a disposizione. Devo dire, però, che sono riuscito lo stesso a dipingere parecchie opere, la passione era ed è immensa.

E la passione ha un’ispirazione: lei da dove trae lo spunto per le sue tele?

Ho viaggiato molto e in questi soggiorni all’estero ho trovato molte possibilità di ispirazione. Sono stato in America Latina, in Guatemala, in Nicaragua, ben sette volte ho visitato Giava in Indonesia e poi sono stato parecchie volte in Italia. Nel 1983 ho vissuto per tre mesi qua vicini, a Santa Marinella, ma sono stato spesso in Umbria ed in Toscana. Amo la cultura etrusca ed è per questo che nel '91 e nel '92 ho seguito dei corsi all’Università per stranieri di Perugia e, sempre nel '91, sono stato per due mesi all'Istituto norvegese di Roma, al Gianicolo. Devo dire che mi affascina molto anche la cultura medioevale.

Osservando i suoi quadri, però, mi sembra di poter affermare che la sua arte abbia prevalentemente influenze recenti.

E’ vero. Mi sono interessato di pittori e scultori greci, medievali e rinascimentali, ma l’Età Moderna gioca sicuramente un ruolo fondamentale nella mia arte. Mi piace ricreare gli effetti di luce degli Impressionisti e far sì che i miei quadri esprimano un’emozione, come cercavano di fare gli Espressionisti.

E cosa esprimono i suoi quadri?

Beh, alcuni giorni fa un visitatore della mostra mi ha detto che c’è della solitudine nelle mie opere e forse ha ragione. Ma non solo questo. Tanti anni fa presentai dei dipinti che focalizzavano sul contrasto tra natura e cultura, due aspetti importanti per l’umanità. Ritornando alla solitudine, credo sia dovuta anche ad un modo di esprimere la durezza del mondo capitalista e della situazione mondiale in generale. Sa, sono socialista.

Soffermiamoci sul suo modo di dipingere: nei suoi quadri si nota la preponderanza di colori scuri oppure molto sbiaditi. C’è un motivo?

I colori scuri sono legati al mio amore per l'ambiente notturno. Mi piacciono le tinte della notte subito prima che inizi ad albeggiare. A volte inserisco anche dei colori brillanti, forse poco presenti nelle opere che ho portato a Tolfa: voglio ricordare che la vita non è tutta uguale, ha tanti colori ed è ricca di sorprese.

Paesaggi e soggetti umani sembrano essere i suoi «modelli» preferiti

Sì, amo i landscapes e faccio molti ritratti. Mi capita spesso di raffigurare mia madre o altri membri della mia famiglia, ma non per rendere la loro identità. Lascio che i contorni ed i dettagli delle figure che rappresento siano sfumati; l’importante è l’idea, il pensiero che quel ritratto racchiude in sé. E spesso l’idea che nascondo è la solitudine.

Forse la pittura l'avrà aiutata a superare questa solitudine

Beh, devo dire che mi piace ritrarre anche ambienti ricchi di persone che partecipano a degli eventi. Non si può fare a meno della ricchezza e della bellezza delle molteplici situazioni che ci offre la vita.

Marco Amabili
amabili@civonline.it


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